Sostenibilita’

L’azienda agricola Le due Benedette è certificata biologica dall’organismo di controllo ICEA, ed è pertanto sottoposta a controlli annuali.

Da parte dell’Azienda l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità, costante nelle varie pratiche colturali, è presente come obiettivo sin dalla nascita, anticipando di decenni il contenuto del Green Deal, le direttive per la sostenibilità in agricoltura prescritte dalla Commissione Europea nel PAC 2023-2027

Inerbimento

Lo sfalcio primaverile avviene a piena fioritura della vegetazione erbacea, in modo da assicurare fino all’ultimo la produzione di ossigeno da parte del tappeto erboso, che poi viene triturato e distribuito come concime. Questa pratica, effettuata verso la metà di maggio, permette anche di salvaguardare il ciclo vitale delle coccinelle (ormai in grado di volare dopo la metamorfosi) e di quegli uccelli (falchi nella fattispecie) che nidificano in basso o addirittura in buche del terreno all’inizio della primavera. Grazie a questa pratica, minimamente invasiva, negli uliveti sono tornati a fiorire i lampascioni (muscari comosus), che, all’inizio della primavera, creano delle chiazze di colore blu nel tappeto erboso. E ancora, sono presenti ari, campanule, convolvolo rosa, anchusa blu, fiordalisi, garofani selvatici, cardi e altre specie di flora selvatica.

Inerbimento

Lo sfalcio primaverile avviene a piena fioritura della vegetazione erbacea, in modo da assicurare fino all’ultimo la produzione di ossigeno da parte del tappeto erboso, che poi viene triturato e distribuito come concime. Questa pratica, effettuata verso la metà di maggio, permette anche di salvaguardare il ciclo vitale delle coccinelle (ormai in grado di volare dopo la metamorfosi) e di quegli uccelli (falchi nella fattispecie) che nidificano in basso o addirittura in buche del terreno all’inizio della primavera. Grazie a questa pratica, minimamente invasiva, negli uliveti sono tornati a fiorire i lampascioni (muscari comosus), che, all’inizio della primavera, creano delle chiazze di colore blu nel tappeto erboso. E ancora, sono presenti ari, campanule, convolvolo rosa, anchusa blu, fiordalisi, garofani selvatici, cardi e altre specie di flora selvatica.

Muretti a secco e siepi

I muretti a secco, cioè fatti con pietre sapientemente sovrapposte senza l’uso di cemento, oltre ad essere una caratteristica paesaggistica della zona, uniti alle siepi selvatiche che vi crescono a ridosso, costituiscono una barriera efficace contro l’inquinamento prodotto dai coltivatori confinanti che usano metodi convenzionali.

Inoltre, forniscono l’habitat a fauna e flora selvatica, mostrando la diversità biologica della fascia mediterranea. Sono presenti: lentisco, rovo, salsapariglia, rosa canina, asparagi selvatici, cisto e ciclamini, colchici, campanule, narcisi e piante della famiglia delle orchidee.

Potatura e sesto

I grandi ulivi, in gran parte secolari, vengono potati ad anni alterni con la forma di “vaso barese”: questa potatura, che conferisce loro lo spettacolare aspetto contorto, caratterizzava il paesaggio agrario locale fino al secolo scorso. Creando uno spazio adeguato tra i rami principali, in genere tre, la potatura a vaso barese consente di evitare concentrazioni di parassiti e permette di fare arrivare l’acqua piovana direttamente al suolo. Una buona potatura è indispensabile per chi non effettua il controllo dei parassiti degli ulivi mediante sostanze chimiche e non ricorre alle innaffiature artificiali.

Proprio perché si tratta di olivi secolari, l’impianto degli alberi è molto distanziato. La distanza di un’ulivo dall’altro, che si chiama sesto, è di 6 metri e a volte anche maggiore.

Potatura e sesto

I grandi ulivi, in gran parte secolari, vengono potati ad anni alterni con la forma di “vaso barese”: questa potatura, che conferisce loro lo spettacolare aspetto contorto, caratterizzava il paesaggio agrario locale fino al secolo scorso. Creando uno spazio adeguato tra i rami principali, in genere tre, la potatura a vaso barese consente di evitare concentrazioni di parassiti e permette di fare arrivare l’acqua piovana direttamente al suolo. Una buona potatura è indispensabile per chi non effettua il controllo dei parassiti degli ulivi mediante sostanze chimiche e non ricorre alle innaffiature artificiali.

Proprio perché si tratta di olivi secolari, l’impianto degli alberi è molto distanziato. La distanza di un’ulivo dall’altro, che si chiama sesto, è di 6 metri e a volte anche maggiore.

Coltivazione cruelty free

Salvaguardiamo coccinelle e uccelli con svezzamento a terra con il taglio dell’erba non prima della metà di maggio, lombrichi e talpe, utili ad areare il terreno, non effettuando arature, e tutti quegli animali, i gechi per primi, che occasionalmente cadono insieme alle olive durante la raccolta. La titolare in persona, in piedi sul camion dove sono posizionati i grandi contenitori in cui vengono riversate le olive, si occupa di togliere rametti, foglie in eccesso … e animaletti caduti insieme a questi.

Negli uliveti è presente il geco di Kotschy, una specie protetta che presenta sul corpo delle protuberanze piramidali e lascia immaginare la zona in epoca preistorica, piena zeppa di dinosauri, come ci raccontano i molti ritrovamenti di orme.

Uso delle risorse idriche

L’azienda possiede un pozzo con falda acquifera dolce in un appezzamento tenuto a prato, ma questo non viene usato per l’irrigazione. In Puglia a volte ci sono estati siccitose, che danno all’olio prodotto nell’ottobre seguente una maggiore amarezza e piccantezza, ma a noi piace che ogni anno il nostro olio, pur conservando le caratteristiche di base che differenziano le tre etichette, possa variare in intensità. Questo ci sembra un pregio dell’olio artigianale e troviamo assurdo che negli uliveti vicini si eseguano innaffiature regolari ogni 15 giorni (provocando attacchi di mosca olearia altrimenti inesistenti per via dell’aridità del clima), solo per ottenere un olio sempre uguale a sé stesso.

Inoltre, pensiamo che l’acqua aspirata dal pozzo venga sottratta alla falda idrica che è presente in profondità sotto l’uliveto.

Per lo stesso motivo a Pizzicocca non abbiamo frantumato i lastroni calcarei presenti fra gli olivi, perché questi proteggono le radici dall’evaporazione di una vena di acqua dolce sottostante.

Uso delle risorse idriche

L’azienda possiede un pozzo con falda acquifera dolce in un appezzamento tenuto a prato, ma questo non viene usato per l’irrigazione. In Puglia a volte ci sono estati siccitose, che danno all’olio prodotto nell’ottobre seguente una maggiore amarezza e piccantezza, ma a noi piace che ogni anno il nostro olio, pur conservando le caratteristiche di base che differenziano le tre etichette, possa variare in intensità. Questo ci sembra un pregio dell’olio artigianale e troviamo assurdo che negli uliveti vicini si eseguano innaffiature regolari ogni 15 giorni (provocando attacchi di mosca olearia altrimenti inesistenti per via dell’aridità del clima), solo per ottenere un olio sempre uguale a sé stesso.

Inoltre, pensiamo che l’acqua aspirata dal pozzo venga sottratta alla falda idrica che è presente in profondità sotto l’uliveto.

Per lo stesso motivo a Pizzicocca non abbiamo frantumato i lastroni calcarei presenti fra gli olivi, perché questi proteggono le radici dall’evaporazione di una vena di acqua dolce sottostante.

Non utilizzo di prodotti chimici

Riprendendo il discorso sull’uso dell’acqua, il pozzo ci serve solo a prendere il quantitativo per i trattamenti colturali, che riduciamo al minimo, in modo da assecondare l’ecosistema che è venuto a crearsi negli uliveti.

Ci sono varie malattie dell’ulivo (tignola, occhio di pavone, fumaggine ecc.) che, se presenti in bassa percentuale, non necessitano di trattamento, ma vengono tenute sotto controllo con la potatura. Lasciando spazio tra i rami, questa, infatti, è un grosso deterrente contro i patogeni. Così si evitiano squilibri prodotti da sostanze estranee, anche se consentite nella coltivazione biologica.

L’unico prodotto che usiamo, ed esclusivamente in presenza di un forte attacco di mosca olearia, è la polvere di caolino (marmo in polvere), che rende bianche le chiome e fornisce alle olive un sottile velo protettivo, proteggendole dal parassita, che non percepisce il colore bianco e quindi non punge là dove è stato effettuato il trattamento.

Difesa del paesaggio agrario

I muretti a secco, le costruzioni in pietra detti “pagghiari”, simili a trulli, e la forma contorta degli alberi secolari costituiscono le caratteristiche del paesaggio agricolo del territorio barese.

I nostri appezzamenti hanno come confini muretti a secco e sentieri di campagna, e nell’uliveto Peragineto si trova un “pagghiaro” ben conservato, che ci ricorda l’utilizzo di questi ricoveri temporanei da parte dei contadini dei secoli scorsi. Nei pressi esiste un “pagghiaro-chiesa”, dove nei tempi di coltivazione e raccolto, i lavoranti delle diverse proprietà si riunivano per pregare insieme.

Raccolta e trasformazione

La raccolta di dieci ettari di uliveto deve essere completata rispettando il grado di invaiatura (maturazione) delle olive. L’olio fruttato, cioè molto profumato, è prodotto con olive appena invaiate, e noi scegliamo questa modalità, a scapito della maggiore produzione data da olive mature. Questo assicura all’olio prodotto anche una bassa acidità: infatti l’acidità aumenta con la maturazione. Per la raccolta, manuale e meccanica, usiamo uno scuotitore a braccio, coadiuvato dai tradizionali bastoni (bacchiatura), mentre le fronde più in basso vengono raccolte a mano.

In questo caso si cerca un equilibrio per ottenere sia una buona qualità dell’olio, dovuta all’invaiatura, sia la salvaguardia della fauna utile contro le avversità (per es. i gechi), che una raccolta solo meccanica distruggerebbe.

La molitura, ottenuta a freddo, con sistema continuo a due fasi (dischi), avviene presso frantoi con certificazione biologica. Le olive vengono macinate il giorno stesso, in nostra presenza, e confezionate in bidoni da 25 litri che, a fine raccolta, portiamo a Torino con il nostro mezzo.